La discriminazione razziale si manifesta in tutti gli ambiti della vita. Quelli citati più spesso dalle vittime sono il contesto lavorativo, lo spazio pubblico e la scuola.
Non c’è ambito della vita in cui la discriminazione razziale non sia presente. L’illustrazione indica i contesti menzionati più spesso dalle vittime nell’indagine sulla convivenza in Svizzera CiS 2024: il 52 % ha citato la vita professionale quotidiana e la ricerca di un lavoro, il 36 % lo spazio pubblico e il 29 % la scuola (fonte: CiS/SFM, Valutazione del SFM dell’esperienza di discriminazione razziale in base al contesto, xlsx, in tedesco).
Selezionare il criterio nella barra sopra il grafico e la fonte di dati nel menu a destra. Passare con il cursore del mouse sul grafico per visualizzare i valori delle varie voci.
Che la discriminazione razziale sia particolarmente diffusa nel contesto lavorativo, nello spazio pubblico e in ambito scolastico risulta anche dall’analisi Valutazione del SFM dell’esperienza di discriminazione razziale in base al contesto (xlsx, in tedesco), realizzata nel quadro dell’indagine CiS dal Forum svizzero per lo studio delle migrazioni e della popolazione SFM dell’Università di Neuchâtel (nel seguito CiS/SFM).
A questo riguardo è importante rilevare che nell’analisi è stata considerata soltanto la parte della popolazione che ha subito discriminazioni razziali. Ne consegue che, a seconda del tema, le occorrenze sono poche e non permettono di trarre conclusioni significative. Se erano inferiori a cinque, le occorrenze non sono state considerate nelle valutazioni (per maggiori informazioni: «Fonti e metodi»).
Nel complesso l’indagine evidenzia che le persone con retroterra migratorio subiscono più spesso discriminazioni in molti ambiti della vita. Il retroterra migratorio sembra costituire un ostacolo soprattutto per l’accesso al lavoro e all’alloggio, ma anche nei contatti con l’amministrazione pubblica (per maggiori informazioni: «Chi si discrimina?»).
La categoria «persone con retroterra migratorio» include persone con entrambi i genitori nati all’estero. Non vi rientrano le persone di nazionalità svizzera con un solo genitore nato all’estero né le persone di nazionalità straniera nate in Svizzera con entrambi i genitori nati in Svizzera (definizione dell’Ufficio federale di statistica).
In altri ambiti (settore sanitario, spazio pubblico, bar, tempo libero e sport, famiglia, Internet e partecipazione culturale), le discriminazioni sono invece più frequenti tra le persone senza retroterra migratorio. I dati disponibili non permettono di spiegare in modo attendibile le cause di questa differenza. È tuttavia un dato di fatto che anche le persone senza retroterra migratorio possono far parte di gruppi razzializzati o quanto meno essere considerate appartenenti a uno di questi gruppi (per maggiori informazioni: glossario, voce «razzializzazione»).
I servizi di consulenza registrano il numero più elevato di casi di discriminazione razziale nell’ambito del lavoro, seguito da quelli nell’ambito della scuola e dell’amministrazione pubblica. Si deve tuttavia presumere che la cifra sommersa sia elevata: le vittime, infatti, non sempre si difendono; i motivi possono essere strutture di potere o di dipendenza, forme di discriminazione razziale subdole e quindi difficili da riconoscere o dimostrare (razzismo strutturale) oppure la mancanza di fiducia nell’utilità di una segnalazione, un reclamo o una consulenza. Per ovviare a questa situazione, le organizzazioni, istituzioni e aziende dovrebbero garantire che la discriminazione venga tematizzata al loro interno e che vengano adottate misure per combatterla.
Vi sono infine indizi documentati di discriminazione istituzional-strutturale nei seguenti ambiti: lavoro, alloggio, autorità e naturalizzazione, politica e, in parte, sicurezza sociale, polizia e giustizia (fonte: studio sul razzismo strutturale).
Gli ambiti della vita in dettaglio
Nel 2024, il 52 % delle vittime di razzismo ha indicato di aver subito discriminazioni nell’ambito del lavoro: il 43 % nel quotidiano lavorativo e il 24 % nella ricerca di un impiego. Il retroterra migratorio è particolarmente rilevante in quest’ultimo ambito, visto che nel 31 % dei casi le vittime avevano un retroterra migratorio, contro il 10 % che non l’aveva (fonte: CiS/SFM, Valutazione del SFM dell’esperienza di discriminazione razziale in base al contesto, xlsx, in tedesco).
Anche altrove si riscontra che l’accesso al mercato del lavoro è difficile soprattutto per le persone immigrate o con retroterra migratorio. Per maggiori informazioni: «Economia e lavoro».
Il razzismo è lungi dal riguardare soltanto gli adulti: il 40 % delle persone che affermano di aver subito discriminazioni razziali a scuola, negli studi o nella formazione continua dichiarano di esserne stati oggetto già durante la scuola dell’obbligo, che è anche il titolo di studio più elevato che hanno conseguito. Il 21 % delle vittime ha invece concluso una formazione terziaria in una scuola universitaria o una scuola professionale superiore (fonte: CiS/SFM, Valutazione del SFM dell’esperienza di discriminazione razziale in base al contesto, xlsx, solo in tedesco). Il 32 % dichiara di avere ultimato una formazione di livello secondario. Più il titolo di studio è elevato, più è bassa la percentuale delle vittime. Tra le persone con una formazione scolastica obbligatoria sono particolarmente numerose quelle con retroterra migratorio.
L’ambito scolastico è il terzo per discriminazioni razziali, dopo il lavoro e lo spazio pubblico. Le segnalazioni aumentano di anno in anno (fonte: CiS/SFM).
Gli episodi nelle strutture di custodia diurna, nella scuola e nella formazione figurano addirittura al secondo posto dei casi censiti dai servizi di consulenza. Anche qui la crescita è costante. Da notare che i casi di discriminazione razziale in ambito scolastico sono trattati soltanto raramente da un tribunale, in quanto non è dato il carattere pubblico che li rende punibili in virtù della norma contro la discriminazione del Codice penale. Sembra comunque che le vittime privilegino soluzioni alternative anche per altri motivi, ad esempio il rapporto di dipendenza o il timore di conseguenze negative.
Anche sul mercato dell’alloggio si riscontrano discriminazioni e svantaggi strutturali. Un’indagine empirica nazionale del 2019 (versione integrale in tedesco, sintesi in italiano, francese e tedesco) condotta dall’Ufficio federale delle abitazioni UFAB evidenzia che le persone con un cognome kosovaro o turco hanno nettamente meno probabilità di essere invitate a visitare un appartamento rispetto alle persone con un cognome percepito come svizzero o di un Paese confinante.
Il razzismo nella ricerca di un alloggio figura al quinto posto tra le esperienze menzionate più spesso dalle vittime di discriminazione razziale nell'indagine CiS del 2024 (fonte: CiS/SFM, Valutazione del SFM dell'esperienza di discriminazione razziale in base al contesto, xlsx, in tedesco). A esserne più colpite sono le persone con retroterra migratorio (il 23 % rispetto al 10 % di persone senza retroterra migratorio).
I casi trattati dai servizi di consulenza (41 su 708) rimangono stabili nel confronto annuo e non lasciano intravedere una tendenza specifica.
La raccolta di casi giuridici della Commissione federale contro il razzismo CFR non riporta nessuna decisione o sentenza emessa da un organo giudiziario in relazione a una violazione della norma penale contro la discriminazione (art. 261bis CP) nel settore dell’alloggio. Anche nel diritto civile la giurisprudenza sulla discriminazione razziale è praticamente inesistente in questo ambito. Già nel 2015 uno studio definiva la situazione lacunosa nel diritto penale e ancora più precaria nel diritto civile (fonte: sottostudio 6 sul razzismo [in francese] dello studio del CSDU sull’accesso alla giustizia in casi di discriminazione razziale).
Sono pochissimi gli episodi di discriminazione razziale in ambito sanitario rilevati nell’indagine CiS e nella statistica dei casi trattati dai servizi di consulenza. Nel confronto annuo le consulenze segnano un leggero aumento, ma rimangono sotto la soglia del 10 % dei casi complessivi.
In generale la discriminazione razziale in ambito sanitario è ancora poco studiata. Da alcune ricerche svizzere emerge che i gruppi svantaggiati della popolazione, tra i quali figurano le persone con retroterra migratorio, si ammalano più spesso. Questi studi confermano inoltre la correlazione tra l’insorgere di problemi di salute e le esperienze di discriminazione razziale. Gli indicatori dell’Ufficio federale di statistica UST mostrano ad esempio che la migrazione può avere ripercussioni negative sulla salute se accompagnata da caratteristiche come uno status sociale basso (in termini di livello di formazione), condizioni di lavoro o di vita difficili o la scarsa conoscenza delle lingue nazionali. Si osservano differenze anche nell’accesso alle cure: nel 2022, il 3 % della popolazione residente in Svizzera ha rinunciato a cure dentistiche contro il 5 % della popolazione con retroterra migratorio (fonte: UST > Indicatori dell’integrazione > Salute).
Oltre a fattori individuali, gli svantaggi sociali e soprattutto un retroterra migratorio limitano le pari opportunità in ambito sanitario e ostacolano l’accesso a risorse materiali, sociali e culturali. L’assenza di pari opportunità nel campo della salute è una minaccia per la coesione sociale. Per questo le pari opportunità sono state inserite tra le sfide più urgenti della strategia «Sanità2030».
Le statistiche riportano pochi episodi di discriminazione razziale nel settore sociale. Nel 2024, il 5 % delle vittime di discriminazione razziale ha affermato di averla subita in questo ambito (fonte: CiS/SFM, Valutazione del SFM dell’esperienza di discriminazione razziale in base al contesto, xlsx, in tedesco), un valore che si mantiene stabile negli anni. I casi trattati dai servizi di consulenza per discriminazione razziale sono invece aumentati nelle assicurazioni sociali, pur rimanendo a un livello basso.
Il rapporto sugli indicatori dell’aiuto sociale 2021 (disponibile in tedesco e francese) rileva che le persone di nazionalità straniera presentano un rischio notevolmente maggiore di dipendere dall’aiuto sociale. I fattori determinanti sono il livello di formazione basso di una parte della popolazione straniera e il non riconoscimento dei titoli di studio. Vi si aggiungono la mancanza di conoscenze linguistiche e l’elevata percentuale di lavoratori stranieri impiegati in settori esposti a oscillazioni congiunturali e in cui sono pagati salari bassi. Secondo gli indicatori dell’integrazione, la quota di beneficiari di prestazioni dell’aiuto sociale rilevata nel 2022 per gli stranieri era circa tre volte superiore a quella registrata per i cittadini svizzeri (il 6 % contro il 2 %).
Questa situazione ha conseguenze negative anche ad altri livelli: un sostegno ridotto dell’aiuto sociale a persone richiedenti l’asilo e ammesse provvisoriamente porta a una precarizzazione delle condizioni di vita, che può essere acuita dall’esclusione basata sull’origine. L’interazione tra provvedimenti in materia di migrazione e provvedimenti di diritto sociale può inoltre accrescere il rischio di discriminazione. Una persona può per esempio rinunciare alle prestazioni dell’aiuto sociale in quanto teme che possa essere d’ostacolo alla naturalizzazione o farle perdere il permesso di soggiorno (fonte: studio sul razzismo strutturale).
Infatti, stando al rapporto sugli indicatori dell’aiuto sociale dell’Iniziativa delle città per la politica sociale, dopo che la legge sugli stranieri e la loro integrazione è stata modificata nel 2019, la quota di beneficiari dell’aiuto sociale tra la popolazione straniera è diminuita. Per timore di perdere il permesso di soggiorno, molte persone hanno scelto di non ricorrere all’aiuto sociale benché ne avessero diritto. Come rileva il rapporto sugli indicatori dell’aiuto sociale 2021, è aumentato anche il numero di coloro che per lo stesso motivo hanno rinunciato a misure di formazione.
Il 18 % delle persone che hanno subito discriminazioni razziali afferma di averne fatto esperienza nell’ambito del tempo libero, dello sport e della vita associativa (fonte: CiS/SFM, Valutazione del SFM dell’esperienza di discriminazione razziale in base al contesto, xlsx, in tedesco). Questo ambito si colloca al settimo posto fra quelli più menzionati dalle vittime, tra le quali spiccano per numero gli uomini e le persone con un basso livello di formazione. La percentuale delle persone senza retroterra migratorio è più elevata di quella delle persone con retroterra migratorio. Ciò è probabilmente dovuto al fatto che, sulla base del nome o del colore della pelle, a molte persone viene attribuito un retroterra migratorio che in realtà, stando alla definizione dell’UST, non hanno. Il solo retroterra migratorio non basta quindi a delineare un quadro completo della discriminazione razziale, visto che anche le persone senza retroterra migratorio subiscono discriminazioni. Per una valutazione più precisa occorrerebbero dati aggiuntivi, rilevati attraverso autodichiarazioni, come richiesto da diversi organi internazionali per i diritti umani.
Gli episodi razzisti nell’ambito del tempo libero, dello sport e della vita associativa trattati dai servizi di consulenza e dai tribunali permangono a un livello basso. Presumibilmente sono in calo, una supposizione che andrebbe tuttavia confermata da ulteriori analisi. Il numero di decisioni correlate allo sport e al tempo libero nella raccolta di casi giuridici della CFR è da sempre molto esiguo (fonte: Tangram 41 su sport e razzismo).
Come risulta dalle ricerche condotte in materia, la xenofobia è un fenomeno molto diffuso nello sport. A oggi né il razzismo né la discriminazione razziale sono stati oggetto di studi specifici al contesto svizzero. Da studi di revisione sistematica risulta tuttavia che le persone migranti, specialmente quelle provenienti dai Balcani, dalla Turchia e da Stati extraeuropei, sono poco rappresentate nelle società sportive. È quindi legittimo nutrire qualche dubbio sul tanto elogiato «potenziale d’integrazione» dello sport, che per ora sembra difficilmente raggiungibile, quanto meno senza misure di accompagnamento (fonte: studio sul razzismo strutturale).
La disparità di trattamento e la discriminazione sono tuttavia sempre più tematizzate anche nel mondo dello sport. Attraverso il servizio specializzato Integrazione e prevenzione (pagina disponibile in tedesco, francese e inglese), l’Ufficio federale dello sport UFSPO s’impegna, in collaborazione con Swiss Olympic, per uno sport corretto, sicuro e integrativo. In questo contesto il programma «Sport corretto e sicuro» mira a promuovere, per esempio, l’apertura interculturale e la gestione costruttiva della multiculturalità nelle società sportive.
Nel 2023 è entrata in vigore la versione riveduta dell’ordinanza sulla promozione dello sport, che rafforza la protezione, in particolare di giovani atleti, da violenza, discriminazione e lesioni psichiche della personalità. L’ordinanza modificata prevede tra l’altro l’istituzione di un servizio di segnalazione nazionale indipendente e di un organo disciplinare nell’ambito del progetto «Etica nello sport».
Il 9 % della popolazione vittima di discriminazione razziale afferma di averne fatto esperienza nell’accesso a bar o discoteche (fonte: CiS/SFM, Valutazione del SFM dell’esperienza di discriminazione razziale in base al contesto, xlsx, in tedesco). Maggiormente colpiti da questa forma di discriminazione sono gli uomini e le persone senza retroterra migratorio. Nella statistica dei casi trattati dai servizi di consulenza, la percentuale delle vittime di discriminazione razziale negli ambiti del tempo libero e della vita notturna è rimasta stabile a un livello basso.
Sono pochi gli studi svizzeri che affrontano esplicitamente il tema del razzismo nel tempo libero. Le ricerche disponibili evidenziano tuttavia che le pratiche razziste, adesempio nell’accesso a discoteche, nei confronti di persone razzializzate possono avere molteplici conseguenze ed essere percepite come un’esclusione e un’umiliazione.
L'8 % delle vittime di discriminazione razziale indica di averla subita nel contesto della partecipazione culturale (fonte: CiS/SFM, Valutazione del SFM dell'esperienza di discriminazione razziale in base al contesto, xlsx, solo in tedesco). La percentuale è più elevata di quelle rilevate per il settore sociale e la salute. Tra le vittime sono leggermente più numerose le donne e le persone con retroterra migratorio.
Secondo l’indagine sulla lingua, la religione e la cultura ILRC condotta nel 2019, il 3 % della popolazione è stato discriminato a causa dell’origine, del colore della pelle o della religione in occasione della partecipazione a un evento culturale. A menzionare più spesso discriminazioni nelle istituzioni e agli eventi culturali sono le persone straniere (il 6 % contro il 2 % di quelle di nazionalità svizzera), ma anche le persone con un basso livello di formazione e minori possibilità finanziarie (fonte: UST, Attività culturali, ILRC 2019).
In una lettera aperta, oltre 50 artisti neri riferiscono che quando hanno affrontato la questione degli episodi razzisti con le istituzioni culturali, si sono scontrati con atteggiamenti difensivi (fonte: lettera aperta, in tedesco e francese).
Sono in aumento le vittime di discriminazione razziale che affermano di averne fatto esperienza nell’amministrazione pubblica. Secondo la valutazione dell’indagine CiS realizzata dal SFM (fonte: Valutazione del SFM dell’esperienza di discriminazione razziale in base al contesto, xlsx, in tedesco), nel 2024 hanno raggiunto la quota del 13 %. A essere colpiti in maggior misura da questa forma di discriminazione sono gli uomini e le persone con retroterra migratorio.
I casi trattati dai servizi di consulenza riguardanti l’amministrazione pubblica, che figura al terzo posto tra i contesti più menzionati dalle vittime di discriminazione razziale, continuano a crescere. La raccolta di casi giuridici della CFR rileva invece un numero esiguo (e in continuo calo) di casi correlati all’amministrazione pubblica o alle autorità.
Secondo lo studio sul razzismo strutturale, questo ambito assume particolare rilevanza in quanto normalmente la popolazione non si aspetta di essere discriminata dalle autorità e dall’amministrazione pubblica. Eppure l’analisi degli studi disponibili fornisce chiari indizi di discriminazione istituzional-strutturale sia nelle procedure di naturalizzazione che in altri settori: le autorità operano distinzioni razzializzate in seno alla popolazione migrante e l’iter delle procedure burocratiche varia secondo l’origine.
In quanto detentrice del monopolio statale dell’uso della forza, la polizia ha una responsabilità particolare nel prevenire e punire il razzismo e la discriminazione razziale da parte di agenti di polizia, all’interno dei corpi di polizia o a livello istituzionale. Ha l’obbligo di evitare la cosiddetta profilazione razziale o etnica (glossario), tra cui rientrano atti razzisti come l’uso sproporzionato della violenza o i controlli discriminatori. Gli organi internazionali criticano regolarmente il fatto che in Svizzera manca una protezione contro i comportamenti scorretti da parte delle forze di polizia.
Il 9 % della popolazione che secondo l’indagine CiS (fonte: Valutazione del SFM dell’esperienza di discriminazione razziale in base al contesto, xlsx, solo in tedesco) è stata vittima di discriminazione razziale, afferma di averla subita nei contatti con la polizia. A esserne vittima in misura maggiore sono gli uomini e le persone con retroterra migratorio. La percentuale dei casi di discriminazione razziale nell’esercito, anch’essa rilevata nel quadro dell’indagine, risulta invece estremamente bassa.
Nella statistica dei casi trattati dai servizi di consulenza, il numero di episodi razzisti che vede coinvolte le forze di polizia rimane stabile, con 45 casi su un totale di 708 nel 2022, ai quali se ne aggiungono 9 nella categoria «dogana/guardie di confine». Dal mese di gennaio del 2022, tutti i reclami in relazione a controlli delle persone da parte di membri del corpo delle guardie di confine e della dogana sono trattati centralmente dalla sede dell’Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini UDSC a Berna. Per ogni reclamo si avvia un’indagine, si redige una risposta e si procede alla registrazione in una lista di controllo nazionale. Nel 2022 sono stati registrati complessivamente 190 reclami, di cui dieci per controlli razzisti/profilazione razziale. Dopo l’indagine, tutti e dieci i reclami sono stati ritenuti ingiustificati.
Lo studio sul razzismo strutturale rileva che in diversi Cantoni emergono regolarmente indizi di prassi istituzionali che presuppongono un sospetto generalizzato in particolare nei confronti di uomini neri, ma anche di persone percepite come asiatiche, musulmane, rom, sinti/manouches o jenisch.
Le discriminazioni nello spazio pubblico hanno molteplici volti e includono il razzismo quotidiano, spesso ambiguo e sottile e quindi difficile da cogliere. Dall’indagine CiS emerge che gli atteggiamenti negativi nei confronti di determinate minoranze come le persone ebree, nere o musulmane sono molto diffusi. Benché non si traducano necessariamente in atti discriminatori, costituiscono un quadro di valori all’interno del quale la discriminazione può essere legittimata.
Lo spazio pubblico e i trasporti sono il secondo contesto più citato dalle persone con esperienze di discriminazione razziale (fonte: CiS/SFM, Valutazione del SFM dell’esperienza di discriminazione razziale in base al contesto, xlsx, solo in tedesco). La quota delle persone senza retroterra migratorio (42 %) è più elevata di quella delle persone senza retroterra migratorio (33 %). Dal 2022, la quota di queste ultime è aumentata di 7 punti percentuali.
Per il 2022 la statistica dei casi trattati dai servizi di consulenza censisce 58 casi nello spazio pubblico e 35 nei trasporti pubblici su un totale di 708. Nel 2021 la categoria «luoghi pubblici» figurava al primo posto nella raccolta di casi giuridici della CFR con 26 decisioni.
Nel 2024 la discriminazione razziale all’interno della famiglia o nella sfera privata si è attestata al 12 % (fonte: CiS/SFM, Valutazione del SFM dell’esperienza di discriminazione razziale in base al contesto, xlsx, in tedesco) e ha interessato in misura praticamente identica sia le donne che gli uomini. La quota delle persone senza retroterra migratorio (19 %) è più che doppia rispetto a quella delle persone con retroterra migratorio (8 %).
Per questo ambito, nel 2022 i servizi di consulenza hanno rilevato complessivamente 16 casi.
Sono pochi gli studi o i rapporti dedicati al razzismo strutturale nella cerchia familiare. Alcuni tuttavia segnalano che il razzismo in famiglia può lasciare un segno in particolare sui bambini e sugli adolescenti, ad esempio quando sono esposti a uno squilibrio di potere tra i genitori dovuto a una dipendenza in termini di permesso di soggiorno o a stereotipi sociali.
I media digitali e le reti sociali sono fondamentali per la comunicazione e la diffusione di informazioni. Le condizioni e i meccanismi specifici della comunicazione online fanno sì che le asserzioni emotivamente polarizzanti su temi sociali sensibili attirino maggiore attenzione e generino più commenti rispetto alle esposizioni differenziate e conoscano quindi una diffusione più ampia. Questo favorisce i discorsi d’odio.
L’11 % delle vittime di discriminazione razziale afferma di averla subita online (fonte: CiS/SFM, Valutazione del SFM dell’esperienza di discriminazione razziale in base al contesto, xlsx, in tedesco). Questa forma di discriminazione colpisce soprattutto le persone hanno concluso la scuola dell’obbligo o il livello secondario II e interessa in misura maggiore le persone senza retroterra migratorio (18 %) rispetto a quelle con retroterra migratorio (7 %).
Per il 2022 la statistica dei casi trattati dai servizi di consulenza rileva in questo ambito 43 casi su un totale di 708. Le decisioni riguardanti Internet e i social media nella raccolta di casi giuridici della CFR sono aumentate. Nel 2021 sono state 35, cioè un terzo delle decisioni complessive.
Secondo lo studio sul razzismo strutturale, diverse analisi della produzione mediatica rilevano che i media ricorrono spesso a generalizzazioni nei contributi sulle minoranze. Lo studio evidenzia inoltre che negli ultimi anni i discorsi d’odio di matrice razzista e soprattutto antisemita sono aumentati notevolmente.
Il tasso di discriminazione razziale documentato è in aumento. È quanto emerge dalle indagini, dai casi trattati dai servizi di consulenza e dai casi giuridici.
Chi si discrimina?
Per svariate ragioni, è difficile tracciare un quadro preciso delle persone discriminate. La loro nazionalità, il sesso, l’età o altre caratteristiche forniscono tuttavia degli indizi.
Come si discrimina?
Attacchi verbali, scritti diffamatori, discriminazioni strutturali o addirittura aggressioni fisiche: la discriminazione razziale ha molte facce.
Chi discrimina?
È difficile farsi un quadro preciso degli autori di discriminazione: o non vengono rilevati dati, oppure questi ultimi sono confidenziali. Qualche indizio emerge dall’analisi dei reati.
Atteggiamenti
Nazionalità, appartenenza etnica, religione, lingua, colore della pelle: molte persone sono infastidite dalla diversità. Ma molte di più ritengono che la discriminazione razziale sia un problema serio.